Corte de Frati

 

 

 

 

 

 

GRUMONE

 

 

MESSERSCHMITT ME 410

 

Aeroporto di Orio al Serio,prima mattina del 23 febbraio 1945.

Il Lieutnant Franz Girlich e l’Uffizier Walter Kenna ,del 2(F)./122,reparto da fotoricognizione a largo raggio d’azione della “Luftwaffe Italien” decollano a bordo del Messerschmitt Me 410 F6+CK per un volo di ricognizione.

Dopo mezz’ora,devono rientrare alla base a causa di non meglio specificati “problemi tecnici”.

Il contrattempo si rivelerà fatale per i due aviatori che,poco dopo le 10:30,prendono di nuovo il volo sul Messerschmitt Me 410B-3 FS+NK, W.Nr.190169.

Il velivolo viene infatti intercettato da una formazione di 8 P47D Thunderbolt appartenenti al 347 Fighter Squadron,350th Fighter Group impegnati in una ricognizione armata sulla linea del fronte,a Sud e Ovest di Parma.

Il 2 Lt James H. Young attacca il bimotore e lo colpisce con brevi e precise raffiche delle sue otto mitragliatrici calibro’50,facendolo precipitare al suolo nei pressi di Grumone,nel territorio del Comune di Corte dè Frati.

I due membri dell’equipaggio periscono nell’impatto con il suolo.

Il 2Lt Young reclamerà nel proprio rapporto di missione l’abbattimento di un Me 410 avvistato in L5020 e inseguito fino a K9550,verso le ore 13:45.

Lasciamo la parola al Tenente John E.Powers,flight leader della formazione dell’USAAF:

“…20 miglia circa a Sud di Parma,alla quota di circa 3000/3500 metri,viene avvistato un Me 410.Guadagno rapidamente terreno nei suoi confronti  e, a circa 130 metri di distanza,sparo una prima breve  raffica diretta contro la coda dell’aereo,seguita da una piu’ lunga sul motore sinistro e sulla fusoliera.Osservo parecchi colpi a segno e fumo uscire dal motore colpito.Esaurite le munizioni,mi defilo.Aprono il fuoco gli elementi N°3 e N°4 della formazione e il Tenente Young,N°4,centra ilMe 410 nella fusoliera e lo fa precipitare in un campo,circa 15 miglia a Sud dell’aeroporto di Ghedi.L’aereo nemico urta il terreno alla velocità di circa 350 miglia orarie ed esplode.La sola manovra evasiva intrapresa dal pilota nemico è stata una rapida salita di circa 500/600 metri,seguita da immediata affondata,ripetuta per tre volte.L’aereo nemico presentava croci nere bordate di bianco sulle ali.”

Il mattinale della Prefettura Repubblicana Di Cremona,Comitato Provinciale Protezione Antiaerea del 24 Febbraio 1945,a firma (illeggibile) dell’Ispettore Provinciale di P.A.A.,riporta quanto segue:

“Alle ore 13:10 circa 4 cacciabombardieri nemici svolgevano una azione di mitragliamento alla periferia di questa città (Cremona).Nessun danno né vittime.Gli stessi aerei proseguendo con rotta nord abbattevano un aereo alleato nei pressi di Corte dè Frati.”

 

FONTI:

Bobina AO 180 AFHRA,Maxwell AFB,Alabama

Archivio Di Stato Di Cremona,Fondo Prefettura,Cartella 330 “Attività aerea nemica”

Archivio Storico Comune di Corte dè Frati

 

 

 

 

TESTIMONIANZA DI PADRE AMEDEO GHIZZO

 

 

18 maggio 2009

 

Al momento della caduta dell'aereo tedesco, noi studenti di ginnasio con il P. Augusto Azzolini, nostro Rettore, ci trovavamo sulla sponda cremonese del fiume Oglio, che scorre sul retro della villa Carpegna Manna ai piedi di quella collinetta su cui è costruita. Al termine del viale alberato di platani che dalla villa portava alla sponda del fiume c'era un enorme Platano attorno al quale giocavamo. Da quel luogo vedevamo di fronte a noi in profilo il retro della villa su in alto. All'improvviso udimmo il crepitare delle mitragliatrici, il rumore dello schianto e vedemmo una colonna di fumo nero sollevarsi dal lato destro della villa vista in siluette contro il cielo.

Al P. Azzolini sembrò l'effetto di una bomba , ma non a noi ragazzi che non percepimmo nessun boato. Il fumo saliva dalla parte destra dell'edificio, a noi che la vedevamo dalla sponda del fiume. Per chi raggiunge la villa dal portone d'ingresso al cortile interno vede alla sinistra di questo la facciata di una Chiesetta. Alla fine dei fabbricati sulla sinistra dell'ingresso, non più di un centinaio di metri è caduto l'aereo. Quando fu permesso a noi ragazzi di recarci a vederlo, ci sembrò che i piloti avessero tentato un atterraggio di fortuna. Poco più in la cominciava la scarpata dell'argine del fiume. Lungo una striscia di terreno tracciata dall'impatto al suolo, c'erano pezzi di velivolo. La carlinga era intera. Ricordo l'odore di gomma bruciata. Non feci caso a scritte sulla carlinga o a simboli. Mi colpì la visione delle strumentazioni all'interno dell'abitacolo. I nostri insegnanti di quel tempo, sono ormai tutti morti, come può constatare sono solo in grado di confermare l'accaduto e qualche indizio sulla locazione.

La ringrazio per avermi fatto rivivere un momento così denso della mia giovinezza. Avevo allora quindici anni. Le guerre non sono mai esaltanti, però hanno il vantaggio di farci sperare la pace.

P. Amedeo Ghizzo

 

Dal  libro "Da Roccabianca a Makerii "Padre  Amedeo Ghizzo ricorda l'episodio .

Durante il passeggio di un pomeriggio domenicale un caccia alleato se la prese con un carretto di un contadino che con il suo asinello trasportava latte. Gli Apostolini si precipitarono nel fosso impauriti dal ticchettio della mitragliatrice. Fu veramente un momento di panico. Ancora maggiore quando, all'ombra dei grandi platani lungo il fiume Oglio, stavamo conversando – io ero presente – e sentimmo prima le mitragliate tra due velivoli che ci svettarono sopra e poi vedemmo una colonna di fumo levarsi dietro il profilo della nostra casa posta sul piccolo rialzo di fronte a noi. "Hanno bombardato l'Istituto!" urlò subito P. Azzolini e corse ansimando lungo il viale e noi dietro a lui. Ci accorgemmo che era invece stato abbattuto il ricognitore tedesco. Qualcuno s'era precipitato a derubare i due piloti morti dei loro orologi. P. Azzolini e P. Massimiliano Nardello convinsero i ladri a restituire il tutto, facendo loro osservare che il comando tedesco avrebbe vendicato su di noi l'affronto. Provvidero a ricomporre le salme nel par­latorio trasformato in camera ardente. Le autorità militari tedesche apprezzarono molto il dignitoso rispetto con il quale i nostri Superiori avevamo trattato i due giovani piloti caduti. P. Azzolini ci ha dato in questa occasione una grande lezione di come affrontare le situazioni difficili della vita.

 

 

 

Villa Carpegna Manna era all'epoca seminario dei Padri Saveriani presso Grumone vicino al luogo della caduta

 

aspice

 

corte de frati

 

Lo Junker Ju87D caduto ad Aspice di Corte de Frati

 

TESTIMONIANZA DELLA SIGNORA SILVANA ANSELMI

 

La mattina del 19 Aprile 2004  alle ore 08,30  ci siamo recati in località Aspice frazione di Corte de Frati , per raccogliere informazioni e localizzare  l'esatto punto di caduta dell'aereo tedesco Junker Ju87D "meglio conosciuto come Stuka”, caduto la notte del 22 Dicembre 1944  quando fu colpito da un aereo notturno inglese.

Arrivati nel tranquillo borgo subito è iniziata la ricerca, il nostro obbiettivo era quello di trovare un testimone che ci desse  precise indicazioni in merito al luogo dell’incidente aereo.

A placare la nostra sete di risposte ci ha pensato la gentilissima signora Silvana Anselmi che all'epoca aveva 10 anni e che vide l'aeroplano tedesco planare in un campo in località Era dei Boo "Aia dei Buoi".

Con lucida memoria dell'accaduto, la signora ci indica il luogo esatto dell'impatto di quella notte, ma ci rivela anche che  l'aereo effettuò un' atterraggio di fortuna  “belly landing”e che il relitto venne recuperato dal vicino comando tedesco praticamente integro, questa notizia cancellò ogni speranza di ritrovare resti del velivolo.

Inutile a questo punto effettuare ulteriori ricerche sul terreno, ma fortunatamente la simpatica testimone si rivela preziosa quando ci racconta lo svolgimento dei fatti di quella notte.

I due malconci piloti una volta usciti dall'aereo cercarono una casa dove curarsi le ferite, ma in paese tutte le luci erano oscurate a causa del coprifuoco e dalla paura di essere colpiti dal temibile Pippo. Per  loro  fortuna dalla casa della signora Calvi Adelina un filo di luce trapelava da sotto la porta d'ingresso, ella infatti faceva la Magliaia di professione  ed  era solita lavorare fino a tarda ora quando i due soldati tedeschi si fecero aprire la porta, spaventando la signora Calvi che si agitò alla vista delle armi.

Venne chiamato allora il signor Rocco Ranelli che parlava tedesco ed i due vennero portati all'osteria del dopo lavoro per essere medicati e dove rimasero alcuni giorni.

 

 

La signora Silvana Anselmi fu testimone della caduta dello Junker

 

        

 

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