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Dall’archivio
comunale di Crotta D’adda un documento firmato dal commissario
prefettizio Carlo Rizzi, nforma le Autorità competenti riguardo un’
incursione aerea alleata avvenuta il
22
Aprile 1945:
Per
doverosa informazione si comunica che il giorno 22 Aprile corrente,
un aereo nemico sorvolante il territorio comunale e precisamente il
centro abitato, verso le ore 14.45 scaricava una raffica di
mitragliatrice sull’abitato di Crotta D’Adda sulla casa di via
Roma n.41.
Quattro
bambini sono stati feriti mentre giocavano sulla via. Pare che l’aereo
avesse intenzione di mitragliare il carro-latte che in quell’istante
transitava davanti alla suddetta abitazione. I feriti tali: Zanotti
Ubaldo, Pietrantuono Costante, Pietrantuono Saverio e Opizzi Emilio
sono stati trasportati con l’autoambulanza all’Ospedale di
Cremona.
I
feriti sembra non presentano lesioni mortali.
Purtroppo,
le conclusioni affrettate trascritte nella relazione del commissario
non ebbero un esito così certo, le condizioni di uno dei ragazzi
peggiorarono sino a condurlo alla morte, Saverio Pietrantuono perì
due giorni dopo l’incidente per le ferite riportate alla gola nell’ospedale
di Cremona.
Ma
veniamo ai fatti così come mi sono stati raccontati dall’unico
protagonista della vicenda ancora in vita: il Signor Emilio Opizzi.
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Il 22 di Aprile del 1945 era Domenica e stavamo giocando a casa dell’amico
Ubaldo Zanotti, al N°
41 di via Roma. Sua madre faceva l’allevatrice, con me oltre a
Zanozzi c’erano i fratelli Saverio e Costante Pietrantuono, due
ragazzini sfollati da Montecassino in seguito agli ingenti
bombardamenti del 44. Era
tutta la mattina che un aereo con due code
girava intorno al paese ed ormai c’eravamo abituati alla
sua presenza, quando intorno alle 15,00 sentimmo di nuovo i motori
dell’apparecchio ci precipitammo sulla strada urlando “Arriva
Pippo!!” , ma… appena usciti dalla porta di casa, quando ancora
eravamo sul marciapiede, una scarica di mitragliatrice ci raggiunse
in pieno. Io ero dietro a Saverio che venne colpito alla gola, gli
altri due dietro di noi vennero sfiorati lievemente ed io venni
colpito in più punti: al ginocchio, caviglia, fianco e gola, ma
fortunatamente di striscio ed in modo non grave.
L’obbiettivo
era in realtà un carro del latte, probabilmente la lucentezza dei
bidoni in alluminio aveva richiamato l’attenzione del pilota.
Subito ci caricarono sull’ambulanza che ci portò a Cremona all’ospedale
che era stato allestito nella navata sinistra della chiesa di San
Sigismondo dove venni medicato e rilasciato il giorno dopo. Così
non fu per il povero Saverio che morì dopo due giorni.
La
testimonianza del Signor Opizzi è estremamente significativa per la
ricerca degli aerei impegnati nella campagna della valle del Po’,
egli afferma con assoluta decisione che si trattasse di un aereo con
due code, il che ci segnala ancora inequivocabilmente la presenza di
P38 Lightning nella nostra zona, proprio quel tipo di aereo che era
stato messo da parte nella primavera del 1944 perché difficile da
manovrare sul nostro territorio e sostituito quasi totalmente dal
più maneggevole P47 Thunderbolt. Probabilmente a fine campagna,
quando ormai i celi erano sgomberi dagli attacchi dell’aviazione
Repubblicana, i vecchi P38 vennero rispolverati ed utilizzati per
azioni di disturbo.
Alla
fine della piacevole chiacchierata avvenuta col Signor Opizzi, dopo
avergli esposto la mia volontà di trovare l’aereo che lo colpì e
se possibile anche il pilota, egli mi ha risposto
sorridendo: “andiamo
tutti a cena insieme”.
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