SAN DANIELE PO

di ALDO PONZONI

 

 

 

 

                    SAN DANIELE PO

 

 

 

14 MAGGIO 1944 DOMENICA, MEZZOGIORNO in quegli stessi istanti:

San Daniele viveva una delle pagine più tristi e drammatiche della guerra! 

La gente stava tornando a casa dalla messa con gli occhi rivolti verso l’alto dove squadriglie di aerei “fortezze volanti” solcavano il cielo a ondate successive con il loro carico mortale dirette verso le città della Germania. La gente si era già abituata al rombo dei motori e a quei fili luccicanti della stagnola lasciati andare per disturbare le comunicazioni radio; però improvvisamente alcuni aerei a distanza ravvicinata fanno cadere sul paese centinaia di spezzoni a grappolo,bombe di piccole dimensioni ma micidiali; le bombe caddero in una striscia di territorio lungo tutto l’abitato. Lì azione non duro più di dieci minuti ma causò diversi feriti gravi e sette morti:

Tre fratelli, non ancora ventenni e uno zio della famiglia Leoni, Damiani Antonio, Poli Caterina, Tarasconi Marina.

Ma durante il periodo 1944/45 in paese ci furono altri drammi, altri lutti: vittima di un mitragliamento moriva Tortini Giulio, Tre bambini di Solaroletto giocando con un’ ordigno inesploso rimasero dilaniati trattava dei fratelli si trattava dei fratelli Franco e Sandro Bini e del loro amico Pierino Storti.

Mentre tornava a casa a piedi a Isola Pescaroli un bombardamento uccideva Margherita Ferodi lasciando quattro bambini orfani di padre e madre. La notte del 25 aprile 45 causa un bombardamento morivano sepolti dalle macerie  i coniugi Ghisani.

Un altro drammatico fatto mai citato celle cronache locali interessò San Daniele, che deve ritenersi miracolato,un giorno del 1944 il paese subì un bombardamento la bombe di grossa potenzialità mancarono il bersaglio per alcune centinaia di metri dall’abitato le  bombe esplosero in un campo, che ironia era chiamato “Paradiso” , aprendo delle voragini.

                                                                                 

                                                                                                            Aldo Ponzoni

Leone Leoni Mario Leoni Giovanni Leoni Luigi Leoni
Il traghetto sul fiume Po

 

Emma Minuti, classe 1934, è una delle persone che il 14 maggio 1944 rimasero ferite in seguito al bombardamento di San Daniele Po.

La signora Emma che con grande disponibilità ha accettato di offrire la sua testimonianza , ancora oggi porta in un piede i segni evidenti delle pesanti ferite  riportate sessanta anni fa, quando di anni ne aveva appena 10.

Quel giorno oltre a lei rimase gravemente ferita la sorella Lina (scomparsa da alcuni anni) mentre perse la vita la nonna Caterina Poli, tutto si verificò intorno a mezzogiorno.

“Era una domenica  ed io di buon ora ero stata a messa con mia nonna, in cielo si vedevano passare diverse formazioni ma ormai ci eravamo abituati e quindi non ci facevano paura.

Ricordo che quella mattina però di aerei ce n'erano di più; passavano tutti in fila, a gruppi e naturalmente attiravano l'attenzione anche se

 appunto non facevano paura.

Io mi trovavo con la nonna nell'orto quando ad un certo punto è iniziata una pioggia di bombe,

ancora oggi non capisco i motivi di una cosa del genere.

Si dice che un bombardiere fosse in difficoltà e che per questo aveva sganciato le bombe, ma è soltanto una voce di popolo e la cosa resta pertanto avvolta nel mistero. lo venni colpita ad un piede; una scheggia piuttosto grossa mi perforò la caviglia, distruggendo l'osso e i tendini.

Mia sorella Lina, che si trovava ad un centinaio di metri da me, invece venne colpita al petto. Io spiega la donna d'istinto corsi verso casa saltellando, col piede penzoloni, spostando con le mani i cavi dell'elettricità che erano stati tranciati dalla bomba che era caduta in strada.

Purtroppo invece per mia nonna Caterina non ci fu nulla da fare.

Una delle prime ad essere soccorsa fu mia sorella Li che appunto era stata colpita al petto ed

era già data per spacciata, tanto che era stato gia chiamato anche il parroco Don Libero.

Mia sorella aveva 21 anni e riuscì alla fine a guarire grazie ad una suora che la seguì molto nell'ospedale di Cremona”.

E nello stesso ospedale finì anche lei, Emma Minuti con un piede martoriato.

“ Noi - spiega -eravamo i primi feriti della provincia. Quella mattina il primo ad occuparsi di me fu il dottor Lambri, il medico, condotto del paese, che ebbe davvero tantissimo lavoro.

Il male che avevo al piede ve lo lascio immaginare; ricordo che mi avevano messo un laccio per tamponare il sangue ma io lo avevo allentato e così persi parecchio sangue, tant' è che a mezzanotte ricevetti l'estrema unzione. Riuscii a salvarmi grazie alla trasfusione diretta eseguita da un giovane medico militare e alle attenzioni che mi vennero riservate da una suora e da un'ostetrica.

Per diverso tempo- dice ancora - mi fu impossibile camminare ed anche in luglio, quando tornai a casa a San Daniele non riuscivo a reggermi in piedi. Tornai a camminare molto più avanti” .

Oggi all'altezza della caviglia destra le è rimasta una cicatrice molto evidente ed all'interno vi è ancora conficcato un frammento di quella scheggia che nessuno ha mai potuto togliere a causa della complessità e della delicatezza del tipo di ferita riportato.

“ Fa ancora male - ammette -ed a volte non riesco a reggermi in piedi, specialmente in questi ultimi

anni, con l'avanzare dell'età, sono peggiorata” .

La lesione riportata ha praticamente inciso su tutta la sua esistenza; a tutt'oggi cammina con

una apposita scarpa e, per lo meno, percepisce una modesta pensione di invalidità.

Il ricordo di quel 14-maggio 1944 e indelebilmente fissato nella sua memoria.

“Fu un giorno drammatico - dice con poche parole che racchiudono tutto - e se sono riuscita ad andare avanti è stato grazie mia fede che mi ha aiutata parecchio” .

 

                                                                                              Emma Minuti

 

La casa dove perirono i coniugi Ghisani la notte del 25 Aprile 1945

 

        

 

 

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